Non si diventa illuminati immaginando scenari luminosi, ma portando alla luce le proprie oscurità interiori.

Carl Gustav Jung

Carissim*, questa straordinaria frase di Carl Gustav Jung mi ha sempre affascianto e mi è spunto di riflessione in questa fase della nostra vita collettiva, dove iniziano a insidiarsi profonde paure personali e collettive per il nostro futuro.

Cerco allora ispirazione nella filosofia yoga, che sempre ci illumina verso una strada percorribile.

Satya in sanscrito significa verità. Fa parte degli Yama, ovvero i principi etici di comportamento dello Yoga, principi ispiratori nel rapporto con il modo esterno e personale. 

Satya è la capacità di essere sinceri con noi stessi e con gli altri. E’ il coraggio di osservare senza pregiudizi le nostre emozioni, anche le più profonde e apparentemente negative. Satya è la forza che ci permette di essere arrendevoli, è la luce che ci permette di accettare le ombre, è l’umiltà che ci permette di apprendere e di crescere.

Quando pratichiamo un’asana, Satya è la sincerità di praticare quella giusta per il mio corpo. E’ osservare le sensazioni e percezioni del corpo e avere l’onestà e la capacità di  trovare il giusto equilibrio tra sforzo e rilassamento. Spesso ci troviamo a voler fare di più, a voler raggiungere un obiettivo, una meta il più rapidamente possibile, rischiando così di farci male fisicamente o di perderci nel nostro percorso di vita. Che, in ogni caso  non è un male di per se, perchè anch’esso costituisce un’esperienza di crescita e osservazione. 

Satya nella meditazione è l’accoglienza di tutte le emozioni e i pensieri che fluiscono in noi. Spesso si dice di meditare su immagini di luce e pensieri postitivi, e questo non è affatto male poichè educa il nostro pensiero a sradicare un’abitudine, a cambiare copione. Ma nella mia esperienza, ciò che poi è sotto, la cosidetta Ombra di cui parla Jung, resta lì pronto a ripresentarsi quando sono meno vigile e magari meno rilassato. 

Se pratico Satya nella meditazione, senza inibire nessun movimento interiore allora più facilmente posso comprendere cosa ‘produco’, quale copione, quale maschera (come ci suggerisce il nostro amato Pirandello), quale ‘personaggio’ interpreto  maggiormente. E allora possiamo accettare, una volta viste e conosciute, le nostre ombre, i nostri lati oscuri. 

L’ombra rende ognuno di noi unico e speciale, perché la nostra vera bellezza è nella nostra integrità, quindi anche nel nostro lato oscuro. Nell’ombra risiedono, spesso abbandonate, gran parte delle nostre risorse e della nostra energia. Il nostro lato oscuro è la nostra più grande opportunità di crescita e di trasformazione, ma, soprattutto, è la possibilità di tornare consapevolmente a noi stessi, alla nostra interezza. La nostra crescita personale e il nostro benessere  dipenderanno sempre dalla nostra capacità e coraggio di portare alla luce le nostre ombre. 

Allora possiamo esperire Shaucha, ovvero la purezza, sia fisica che mentale. Conosco e accetto, accolgo. In un continuo fluire tra Ha (Sole) e Tha (Luna), tra giorno e notte, tra luce ed ombra.

Hatha Yoga è l’unione tra gli opposti, è la ricerca di quel luogo al nostro interno dove i conflitti cessano. E quando questo accade, un sentimento di arrendevole empatica gioia inizia a nascere e crescere dentro di noi, proiettandosi naturalmente nei nostri pensieri e nelle nostre azioni. 

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