Carissimi, ecco a voi le bellissime posizioni del Guerriero, spiegate in tutti i loro significati, in modo da rendere la nostra pratica consapevole di tutti gli aspetti, non solo quelli fisici. Buona lettura!!

Asana in piedi: la responsabilità

Le posizioni in piedi, oltre a sviluppare diverse qualità fisiche, agiscono e influenzano la sfera psichica ed emozionale.

Tra le principali qualità interessate troviamo la concentrazione, in quanto tutte sono in qualche modo posizioni di equilibrio; alcune hanno effetto calmante sulla mente, ma tutte indistintamente sono energizzanti e promovono il desiderio d’azione.

Ma cosa significa agire per il pensiero yogico? Secondo il Karma Yoga ( lo yoga dell’azione appunto), l’azione dovrebbe essere priva di uno scopo personale, che dovrebbe rimanere sullo sfondo dell’azione stessa. L’azione dovrebbe essere epurata dallo sforzo volontario e fluire in unione con il momento presente; in altre parole c’è l’azione ma non c’è più l’agente.

Nella Bhagavad Gita (uno dei più antichi testi spirituali indiani) l’essere umano è esortato all’azione, specificando che  il tentativo di sottrarvisi, oltre che erroneo, è destinato al fallimento. Oggigiorno è importante riflettere su cosa o chi sosteniamo attraverso le nostre azioni e le nostre scelte. E’ il tempo di essere ancora più responsabili verso se stessi e gli altri. Responsabilità è infatti la parola alla base del concetto di cura verso se stessi e il mondo.

Con le posizione in piedi, tra tutte i tre guerrieri, lavoriamo su questo, sviluppando le caratteristichie fisiche e spirituali della responabilità e dell’azione.

Asana dei guerrieri

Virabhadrasana

Stagione propizia: inverno

Ora adatta : mattina

La posizione è adatta: a chi ha bisogno di forza e potere, di trovare il giusto equilibrio tra determinazione e armonia.

Chakra stimolati: Muladara ( primo Chakra), Manipura (terzo), Anahata (quarto)

Benefici 

Eseguire la posizione del guerriero aiuta l’equilibrio; massaggia gli organi della cavità addominale; tonifica i muscoli addominali; rettifica la scoliosi; rinforza le ginocchia; sviluppa e tonifica i muscoli delle braccia e gambe, rendendoli proporzionati; sviluppa la capacità respiratoria; migliora la circolazione venosa e linfatica di tutto il corpo; stimola la secrezione gastrica, la peristalsi e l’evacuazione; previene la formazione di calcoli renali, dona elasticità ai muscoli della schiena; favorisce l’attenzione della mente e ne riduce l’agitazione.

Il mito

La storia di Virabhadrasana, la cosidetta posizione del guerriero, inizia con una fanciulla, Sati (dal sanscrito: amore, bontà, virtù, dono),  che s’innamora del grande maestro dello yoga e del dio maschile per eccellenza: Shiva. I due si ricambiano e si sposano. Il loro amore viene successivamente ostacolato dal padre di lei, Daksha, il figlio di Brahma,il quale inizia a tormentare la figlia che presa dallo sconforto, non desiderando più il corpo fisico, si uccide abbandonandosi ad una meditazione profonda e morendo di stenti oppure, secondo altri, gettandosi nel fuoco rituale.

Saputo dell’accaduto Shiva, la cui ira è sempre qualcosa di poco raccomandabile, va su tutte le furie: scaglia una ciocca dei suoi ricci capelli per terra da cui nasce Virabhadra, l’eroe d’acciaio o l’eroe buono, che si configura quindi come incarnazione di Shiva, a cui comanda di uccidere Daksha. Virabhadra taglia la testa a Daksha, Sati viene riportata in vita, Shiva decide, in un momento di compassione, di non lasciare Daksha morto. Sceglie la testa di un animale da piazzargli sopra, ne trova una di montone, così Daksha torna in vita.

Dal punto di vista simbolico, Daksha rappresenta l’ego, il re del nostro regno, che distrugge l’amore (Sati), inteso come amore per la divinità o equilibrio interiore, ma grazie all’intervento di Shiva (lo spirito elevato, lo spirito dello yoga) l’ego viene neutralizzato, non distruggendolo completamente, ma rimettendolo al posto che gli spetta, non prominente e a dominio della mente.

Dare il nome di un guerriero ad una posizione yoga può sembrare in disaccordo con il principio yogico della non violenza (Ahimsa), in realtà non è così. Il combattimento esterno infatti simboleggia il conflitto interiore, la battaglia per la scoperta della vera natura del proprio essere, la conquista dell’Infinito.

Quello che veramente si vuole commemorare con il nome di questa posizione è il “guerriero spirituale” che coraggiosamente combatte contro il nemico universale, l’ignoranza della nostra vera Natura, la causa ultima di tutta la nostra sofferenza.

Virabhadrasana I

Rappresenta l’eroe che brandisce la grande spada sopra la testa ed essendo stato generato da una ciocca gettata in terra, è solido come questo elemento e da esso trae la sua grande forza. Questa posizione è infatti connessa con la stabilità, con il radicamento (le gambe molto larghe), con il primo chakra (Muladara Chakra) e con la ricerca della forza interiore. 

Un’ulteriore lettura, molto affasciante, può essere quella per cui Virabhadra sta sorgendo dalla terra: il guerriero deve tirarsi fuori dalla terra, togliendo tutto ciò che è sopra di lui per emergere. Deve eliminare tutto ciò che lo lega al basso, al mondo materiale. Ed è questo un pò il senso dello Yoga: aiutarci a eliminare tutto ciò che non ci serve, ad abbandonare il superfluo.

Virabhadrasana II

In questa asana il guerriero prende chiaramente la mira con la spada, o forse con l’arco, per sconfiggere il nemico. La posizione acuisce la concentrazione della mente come poche altre.

In Virabhadrasana II bisogna bilanciare l’armonia con la forza. L’energia risale dalla terra lungo le nostre gambe e dal cuore si proietta verso le nostre braccia, verso l’esterno. L’azione del guerriero non nasce dalla mente (per questo è meglio evitare di corrugare la faccia o assumere un’espressione troppo seria) ma dal cuore (Anahata Chakra). 

Virabhadra, come ci insegna il mito, agisce, taglia dove, a chi e quando deve non per sua scelta personale, ma ubbidendo ad una visione più ampia e più alta rappresentata dal volere di Shiva. La consapevolezza profonda della posizione ci porta dunque a sentirci come un passaggio della forza e nella non identificazione scopriamo le nostre infinite potenzialità.

Virabhadrasana III

E’ una posizione molto diversa dalle due precedenti: si abbandona la solidità e la forza a favore della ricerca di una condizione di equilibrio.

Il guerriero si allunga per uccidere il nemico con la spada o la freccia scoccata dall’arco, ed è un invito a tuffarci nella vita: se ho trovato stabilità, ovvero il collegamento con la terra, posso lasciarmi andare e volare.

Il guerriero, la sua spada, il cuore ed il bersaglio sembrano diventare una cosa sola, così come uomo, spirito e divinità, protesi verso il ricongiungimento. 

Per riuscire bene nell’asana bisogna ‘affidarsi’, lasciare andare il conosciuto, superare i limiti dell’ego.

L’ego è ormai vinto, l’eroe cerca pace. Ucciso Daksha, Shiva ha compassione e ritrova il proprio equilibrio, centro dell’universo.

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